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La Regione Siciliana ha pubblicato il bando “Azioni dirette a migliorare la produzione e la commercializzazione del miele” (campagna 2025–2026). Dotazione: € 1.378.957,09. Domande esclusivamente su SIAN entro 15/12/2025. Testo ufficiale: scarica il PDF.
Beneficiari: apicoltori, imprenditori apistici, apicoltori professionisti e forme associate con sede/attività in Sicilia. Requisiti chiave: fascicolo aziendale attivo, partita IVA agricola, iscrizione CCIAA, regolarità anagrafe apistica, minimo 60 alveari dichiarati (nuovi denuncianti 2025: 30 alveari), progetto ≥ € 1.000.
Finanzia corsi, seminari e assistenza tecnica su sanità dell’alveare, produzione, qualità e commercializzazione. Ammissibili docenze, trasferte tecnici, materiali informativi, affitto sale (entro limiti). Ideale per chi vuole aggiornare competenze e procedure di gestione.
Persegue: lotta a parassiti/malattie (es. varroa), adattamento climatico, ripopolamento, razionalizzazione transumanza e soprattutto acquisto di attrezzature e sistemi di gestione per migliorare qualità e valorizzazione dei prodotti. Esempi: arnie a fondo rete, dispositivi di monitoraggio, carrelli, maturatori, pompe/filtri, macchine ed attrezzature per estrazione, conservazione e confezionamento del miele e derivati.
Sostiene attività che aumentano la sensibilità del consumatore sulla qualità del miele (eventi, fiere, campagne educative), realizzazione di materiali informativi, siti web informativi/promozionali, partecipazione a manifestazioni nazionali e internazionali.
Tra le voci escluse rientrano: materiale di imballaggio, materiale di facile consumo, trasporto per consegna, manutenzioni/sostituzioni e attrezzature usate. Le spese devono riguardare attrezzature/mezzi nuovi di produzione e rispettare i limiti dell’azione prescelta.
Le bobine di etichette e, in generale, i materiali di confezionamento sono di norma non ammissibili (ricadono nel “materiale di imballaggio”). Diverso il caso delle attrezzature di etichettatura (etichettatrici, sistemi per codifica lotto/TMC, soluzioni hardware/software di gestione): possono rientrare negli investimenti dell’Azione B se finalizzati alla valorizzazione e tracciabilità del prodotto.
Una sola domanda sul territorio nazionale, anche per più azioni. Accesso e invio tramite SIAN (SPID/CIE/CNS). Scadenze principali: caricamento entro 15/12/2025; graduatorie entro 31/01/2026; rendicontazione entro 18/06/2026 (verifica sempre eventuali aggiornamenti sul sito regionale).
1) Verifica requisiti (anagrafe apistica, alveari minimi, posizione contributiva). 2) Definisci azioni e budget (A, B, F) con obiettivi misurabili. 3) Raccogli tre preventivi per attrezzature e predisponi relazioni tecniche dove richieste. 4) Pianifica investimenti davvero ammissibili (no imballaggi/consumabili). 5) Prepara i documenti per rendicontazione (fatture, DDT, prove di pagamento).
Bando ufficiale (PDF) – Regione Siciliana
Portale SIAN
Dipartimento Agricoltura – Zootecnia
L’etichettatura dei prodotti alimentari è una pratica molto importante sia dal punto di vista legislativo che da quello dell’informazione al consumatore. In particolare, le etichette devono riportare informazioni sulla composizione del prodotto, la data di scadenza e il luogo di produzione, oltre a eventuali avvertimenti per i consumatori allergici o intolleranti.
Quando si tratta di prodotti alimentari confezionati in vasetti di vetro, plastica o altri materiali, è importante prestare particolare attenzione all’applicazione delle etichette. Ecco alcuni consigli su come procedere in modo corretto:
Scegli il materiale giusto per le etichette: il materiale dell’etichetta deve essere resistente e duraturo, in modo da garantire che le informazioni rimangano leggibili nel tempo. Per i vasetti di vetro, si consiglia di utilizzare etichette in carta o in materiale sintetico adesivo, mentre per la plastica è possibile utilizzare etichette in materiale sintetico adesivo o in PVC.
Inoltre, è importante ricordare che le etichette devono contenere tutte le informazioni obbligatorie previste dalla normativa in materia di etichettatura dei prodotti alimentari. Ad esempio, oltre ai dati di composizione e di produzione, devono essere indicate le modalità di conservazione e di utilizzo del prodotto, nonché eventuali avvertimenti per i consumatori allergici o intolleranti.
Per quanto riguarda i prodotti tipici confezionati in vasetti di vetro, plastica o altri materiali, è inoltre importante rispettare le normative in materia di indicazione delle caratteristiche del prodotto e della sua origine. Ad esempio, per i prodotti DOP (Denominazione d’Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta) è obbligatorio riportare il marchio di tutela sull’etichetta, mentre per i produtti biologici è necessario indicare il relativo marchio di certificazione.
Inoltre, per i prodotti tipici confezionati in vasetti di vetro o di plastica, è importante prestare attenzione alla scelta del materiale di confezionamento. Ad esempio, per i prodotti conservati in liquidi o sotto vuoto è consigliabile utilizzare vasetti in vetro, mentre per i prodotti in polvere o a pezzi è possibile utilizzare anche vasetti di plastica. In ogni caso, è importante verificare che il materiale di confezionamento sia idoneo all’uso alimentare e che non alteri le caratteristiche del prodotto.
In conclusione, l’etichettatura dei prodotti alimentari confezionati in vasetti di vetro, plastica o altri materiali è una pratica molto importante sia dal punto di vista legislativo che da quello dell’informazione al consumatore.
È quindi importante prestare particolare attenzione all’applicazione delle etichette, utilizzando materiali resistenti e duraturi e verificando che le informazioni siano visibili e leggibili.
Inoltre, è importante rispettare le normative in materia di indicazione delle caratteristiche del prodotto e della sua origine, nonché scegliere il materiale di confezionamento idoneo all’uso alimentare.
Colorate, informative, attraenti e cariche di particolari. Le etichette alimentari riescono ad unire due degli elementi più importanti dell’industria moderna: l’informazione e il marketing.
Realizzate nel modo giusto, dotate di tutte le informazioni necessarie alla valutazione del prodotto, le etichette aiutano i consumatori a scegliere cosa acquistare e a quale brand affidarsi.
Nonostante siano sempre state fondamentali, le ultime generazioni le hanno portate a diventare ancora più importanti. Ad oggi, le etichette alimentari hanno bisogno di rispettare determinati parametri e regole specifiche, che servono ad informare il consumatore nel modo giusto.
Vediamo insieme qual è stato il percorso di evoluzione delle etichette alimentari e come sono cambiate nel corso del tempo. Scopriamo qual è il futuro previsto per questo mondo e quello che possiamo aspettarci nei prossimi anni.
Le prime etichette hanno iniziato a mostrarsi al pubblico a partire dal 1700. Diversissime da quelle attuali, contenevano solo gli elementi chiave e poche informazioni sul contenuto del prodotto.
Nei primi decenni dell’Ottocento, le etichette alimentari si sono arricchite di sigilli e attestati di garanzia, con l’obbiettivo di valorizzare le produzioni artigianali.
La loro importanza ha iniziato a crescere, e i tipografi hanno scelto di aggiungere i primi elementi decorativi.
Con l’arrivo del Novecento l’etichetta si tinge di colore, e il riferimento al “marketing” (anche se è ancora troppo presto per parlare effettivamente) inizia a mostrarsi.
Gli anni duemila raccolgono il cambiamento più evidente, sia a livello estetico che normativo. La comparsa delle prime etichette autoadesive sorprende tutto il pubblico, e rende molto più semplice la classificazione. Allo stesso tempo, l’Unione Europea lotta per la creazione di regole normative standard che i produttori sono tenuti a rispettare.
Arrivano le denominazioni DOP e IGP, con i relativi sigilli da riportare sull’etichetta. Arrivano gli obblighi per l’indicazione del contenuto e dei valori nutrizionali associati al prodotto.
Negli ultimi anni, è arrivata anche l’etichetta ambientale, dove viene richiesto ai produttori di specificare la natura dell’imballaggio utilizzato, così da indirizzare i consumatori verso una corretta raccolta differenziata.
Oggi, è possibile stampare le proprie etichette rapidamente e attraverso pochi click. Su Etichette Sprint troverete esattamente quello che cercate, modelli autoadesivi opachi e lucidi, pronti a valorizzare al meglio ognuno dei vostri prodotti.
Da diversi anni è in corso una “lotta” tra una proposta di etichettatura europea ed una strettamente italiana.
Il dibattito nasce tra il sistema nutri-score e il sistema nutrinform battery, due mezzi di rappresentazione diverse per l’indicazione dei valori nutrizionali.
Il sistema nutri-score – di origine francese – è anche conosciuto come “etichetta semaforo”. Sull’etichetta viene inserita una scala di colori che va da verde a rosso (proprio come un semaforo), associata ad una scala alfabetica che va dalla A alla E. Gli alimenti vengono suddivisi e associati ad una delle categorie (esempio: categoria A-verde) in base alle loro caratteristiche nutritive.
Prodotti ad alto contenuto di proteine, fibre e vitamine – i cosiddetti “cibi sani” – appartengono alla prima categoria. Al contrario, i cibi troppo zuccherati appartengono alle categorie più basse.
Nonostante il successo del metodo nutri-score, l’Italia non è convinta che questa sia la soluzione ideale.
Gli esperti ritengono che il sistema risulti paralizzante nei confronti di alcuni alimenti chiave della cultura italiana, come l’Olio extra-vergine di oliva e il Parmigiano Reggiano.
Il sistema rischierebbe di confondere i consumatori, senza informarli nel modo corretto.
Per questo, è stata proposta un’alternativa, che prende il nome di “etichettamento a batteria” o NutrInform Battery.
Il sistema a batteria classifica i prodotti in base alla loro incidenza all’interno della dieta. Contemporaneamente, indica zuccheri, grassi, calori e percentuali di sale effettivamente contenute nell’alimento.
Al momento, non sappiamo quale sarà il futuro delle etichette alimentari. L’Europa è alla ricerca di un sistema standard, adatto a tutti i paesi dell’unione, ma la strada è ancora molto lunga.
Quello che sappiamo per certo è che i produttori italiani non si faranno spaventare tanto velocemente dalle proposte in arrivo.
L’etichetta è uno strumento essenziale per valorizzare i prodotti della nostra terra, e resterà tale anche in futuro.
Utile sia per i consumatori che per i venditori, l’etichetta alimentare ha difronte a sé un nuovo periodo di cambiamento. Magari il sistema NutrInform Battery potrebbe davvero avere la meglio su tutti gli altri.
Nel mondo dei cosmetici, l’etichetta viene considerata come uno dei principali elementi attrattivi.
La cosmetica va di pari passo con l’estetica, con il senso del gusto e della bellezza. Per questo, è importante creare etichette dall’aspetto inconfondibile, che spingano i clienti ad acquistare il vostro prodotto.
Un profumo delicato, intenso o corposo, ha bisogno di un’etichetta adeguata, che sappia valorizzarne i punti di forza e gli elementi caratteristici.
Allo stesso modo, è importante assicurarsi che l’etichetta rispetti determinati standard, che riporti tutte le indicazioni previste dalle legge e dal Ministero della Salute.
La tutela dei clienti resta al primo posto, qualcosa a cui è assolutamente impossibile rinunciare.
Oggi, scopriremo insieme come comporre un’etichetta per profumi dalla qualità impeccabile, che riuscirà a valorizzare i vostri prodotti e portarli nelle case dei vostri nuovi clienti. Iniziamo!
L’etichetta per profumi – così come accade nella maggior parte dei casi – ha una doppia valenza:
– Informativa
– Informa i clienti circa la composizione del profumo e la provenienza del prodotto stesso
– Attrattiva
– Cattura l’attenzione del pubblico e incontra i gusti della maggior parte dei clienti
Per questo, ha un potere fondamentale nella definizione della propria strategia di marketing. Una buona etichetta, chiara e bella esteticamente, è in grado di attirare un numero consistente di clienti – al contrario di un’etichetta confusionaria e poco elegante.
Quando si progetta un’etichetta per profumi, è bene ricordarsi di mantenere sparati i singoli elementi. Non bisogna creare confusione e aggiungere troppi colori o troppi elementi decorativi.
Il consiglio degli esperti è quello di lasciare l’etichetta più libera possibile nella parte frontale, dedicando tutta l’attenzione al nome del profumo. La parte posteriore, invece, deve concentrarsi sulle informazioni tecniche, sulla lista degli ingredienti e le caratteristiche specifiche del profumo.
Sul nostro sito web, troverete diverse offerte e materiali innovativi che rispondono ai bisogni della vostra impresa. Scegliendo etichette trasparenti, opache o lucide, potrete valorizzare al meglio il profumo e renderlo accattivante per il pubblico di consumatori.
Ora che abbiamo visto qual è l’importanza estetica e visiva dell’etichetta, possiamo concentrarci sulle informazioni che deve necessariamente riportare.
– Marca e Nome del profumo
– Denominazione di vendita (Es, Eau de parfum, Eau de toilette, Eau de cologne)
– Informazioni sul responsabile commerciale
– Data di durata minima (PAO)
– Contenuto nominale (ml/fl.oz)
– Elenco degli ingredienti
– Numero del lotto di fabbricazione
– Indicazioni per l’uso e potenziali avvertenze (Es, Uso topico, evitare il contatto con le mucose, prodotto infiammabile)
– Indicazioni per lo smaltimento dell’imballaggio (Etichetta Ambientale)
Alcune di queste informazioni hanno bisogno di essere spiegate in modo più approfondito, così da non commettere errori in fase di costruzione dell’etichetta. Vediamo cosa è importante sapere e come evitare fraintendimenti.
La data di durata minima – generalmente ddm – varia nei cosmetici in base al numero di mesi riportati.
Quando la durata è superiore ai 30 mesi, come succede per i profumi, viene utilizzato il PaO (Period after Opening). Questa specifica sigla, serve ad indicare il tempo massimo di utilizzo dopo aver aperto il prodotto per la prima volta.
Il PaO viene indicato attraverso il pittogramma che rappresenta una confezione aperta, inconfondibile e facile da vedere. Nei profumi, si aggira intorno ai 36 mesi, con qualche piccola variazione in base agli ingredienti.
Elenco degli ingredienti e ingredienti segreti
Rientrano nella lista degli ingredienti da riportare sull’etichetta tutte le sostanze che intervengono nella composizione del prodotto, a prescindere dal loro stato fisico (che può essere solido, liquido, gassoso, ecc).
E’ importante menzionare gli ingredienti in ordine decrescente di peso, dal più presente fino al meno presente. Per comodità, si utilizza la nomenclatura comunitaria INCI (International Nomenclature Cosmetics Ingredients), che rende la definizione più corretta.
Gli allergizzanti invece, devono sempre essere scritti in grassetto o in un colore secondario, così da risultare facilmente visibili.
I produttori hanno la possibilità di “nascondere” alcuni ingredienti per motivi di riservatezza, avvalendosi dei cosiddetti ingredienti segreti.
Per farlo, devono prima ricevere l’approvazione dal Ministero dalla Salute, che consegna al marchio un codice di sette cifre da sostituire all’ingrediente sull’etichetta.
Così come il recipiente – o packaging primario – che contiene il profumo, anche l’astuccio ha bisogno della sua etichetta.
I clienti che acquistano il prodotto devono avere la possibilità di riconoscere gli elementi chiave del profumo anche dalla sua confezione, rapidamente e senza errori.
Di seguito, specifichiamo le informazioni che vanno inserite anche sul packaging secondario, così da tutelare i singoli consumatori:
– Informazioni sul Responsabile Commerciale
– Data di durata minima (PaO)
– Paese d’origine (in caso il prodotto fosse importato da Paesi extra-UE)
– Denominazione di vendita
– Indicazioni per lo smaltimento dell’imballaggio (Indicare al consumatore dove è giusto riciclare i singoli componenti del packaging)
Negli ultimi anni, il mondo dell’etichettatura ha assistito alla rapida diffusione delle etichette adesive trasparenti.
Sempre più produttori, attratti dall’aspetto elegante e sofisticato delle etichette trasparenti, hanno deciso di richiedere questa tipologia di servizio.
Le tecniche di stampa sono migliorate, le potenzialità aumentate e i clienti si sono abituati ad acquistare prodotti dall’etichetta trasparente.
Ma quali sono effettivamente i vantaggi della trasparenza? In che modo influisce sulle vendite e quali sono i prodotti più adatti a indossare una copertura trasparente.
Scopriamolo insieme, vediamo qual è il materiale di partenza di queste etichette adesive e cosa le rende così attraenti – sia per i produttori che per gli stessi clienti.
Ad un primo colpo d’occhio, le etichette trasparenti appaiono subito più eleganti e moderne rispetto a quelle colorate.
Allo stesso tempo, permettono di concentrarsi facilmente e rapidamente sul contenuto dell’etichetta in sé, perché non c’è nessuno sfondo a creare distrazione. Le informazioni riportate catturano subito l’attenzione del cliente, che è più consapevole di quello che sta acquistando.
Un altro importante vantaggio, arriva direttamente dal materiale scelto per la produzione.
Le etichette trasparenti vengono generalmente prodotte in polipropilene, un materiale molto conosciuto per la sua “capacità adattiva” (la capacità ad adattarsi a forme e curvature differenti).
Il polipropilene, non è solo estremamente versatile, ma è anche molto resistente. A differenza della carta patinata – il secondo materiale più scelto per le etichette adesive – riesce a resistere facilmente all’acqua e all’umidità.
Per questo motivo, viene scelto da tantissimi produttori che hanno bisogno di un’etichetta resistente per i loro prodotto cosmetici e alimentari.
Le etichette del vino, le etichette del miele, dell’olio, dei cosmetici e dei profumi, hanno bisogno di un aiuto in più per poter spiccare davvero e raggiungere efficacemente il pubblico.
Come è facile osservare sul nostro sito Etichette Sprint, per scelta aziendale abbiamo scelto di offrire etichette trasparenti lucide e non quelle opache.
Le due categorie si differenziano per la diversa finitura, per l’aspetto brillante della prima e vellutato della seconda. In base alle vostre necessità e alle caratteristiche specifiche del prodotto, potrete scegliere se optare per una o un’altra versione, cercando sempre di valorizzare al meglio il prodotto in sé.
Nelle etichette trasparenti lucide i colori vengono accentuati dall’assenza dello sfondo e dalla brillantezza della rifinitura. In questo modo, è più facile focalizzarsi sulle informazioni riportate e trovare facilmente quello che si sta cercando.
In generale, trasmettono al prodotto un aspetto giovane e divertente, facendo in modo che risulti “al passo con i tempi”.
Non a caso, questa categoria di etichette è perfetta per i profumi estivi e per i vini frizzanti, che voglio catturare l’attenzione fin dal primo istante.
L’effetto lucido permette ai prodotti di risaltare immediatamente, distinguendosi dalla media.
Dall’altro lato, ecco comparire le etichette adesive trasparenti opache. Come abbiamo visto, l’unico elemento di differenza con quelle lucide è proprio la rifinitura.
Il materiale di produzione resta il polipropilene, la capacità di resistere all’umidità resta invariata, la trasparenza stessa non cambia.
Quello che cambia è il tipo di messaggio che si arriva a lanciare, l’idea che trasmettiamo al consumatore nel momento in cui osserva la nostra etichetta.
Un etichetta opaca, che ha un aspetto quasi “vellutato” e liscio, conferisce subito eleganza al prodotto. Trasmette sicurezza e stabilità, tanto da far risultare il marchio produttore subito più affidabile.
In tantissimi casi, le etichette trasparenti opache vengono utilizzate per i cosmetici, soprattutto creme e prodotti per il viso.
I produttori riescono così a trasmettere sicurezza e professionalità e, contemporaneamente, spiegare i vantaggi del prodotto in modo molto chiaro (la leggibilità è praticamente massima perché non c’è nessuno sfondo).
Per scegliere il tipo di etichetta trasparente più adatto alle vostre necessità, dovete concentrarvi sull’obbiettivo da raggiungere e sul messaggio che volete trasmettere.
Se volete arrivare al pubblico giovane, se volete sembrare moderni e innovativi, avete bisogno delle etichette trasparenti lucide.
Se invece, volete trasmettere sicurezza e affidabilità, conviene puntare verso le etichette trasparenti opache.
In entrambi i casi, i vostri prodotti non passeranno mai inosservati tra la folla.
Le etichette trasparenti si stanno diffondendo per un motivo, perché sono belle da vedere e utili nella leggibilità. Non lasciatevele sfuggire!
La differenza tra un’etichetta adesiva resistente e durevole ed un’etichetta “sbagliata”, sta proprio nella tipologia di carta scelta.
Per assicurarci che i prodotti mantengano il loro aspetto iniziale anche in fase di utilizzo, abbiamo bisogno di una carta di stampa sufficientemente resistente.
Nonostante il pensiero comune, esistono diverse tipologie di carta destinate alla stampa di etichette adesive, e la carta vergata rientra in questo particolarissimo gruppo.
Generalmente descritta come carta dalla filigrana sottile, viene trattata attraverso il passaggio di un rullo coperto di linee parallele poste a distanza uniforme.
Le linee del rullo definiscono le filigranature della carta, che resiste meglio alla stampa e trattiene l’inchiostro.
L’effetto finale è molto elegante, uno stile di carta unico nel suo genere, scelto per l’etichettatura di tantissimi prodotti diversi.
Dai vini pregiati alle etichette di miele, birra e passate, la carta vergata si presta perfettamente al settore del “food and beverage”, mettendo in risalto le singole descrizioni dei cibi.
Oggi, guarderemo più da vicino i vantaggi e le caratteristiche della carta vergata usata nelle etichette. Scopriremo quando conviene utilizzarla e quali sono i risultati nel lungo periodo.
In questo modo, potrete scegliere se sfruttarla o meno per la vostra etichetta adesiva, assicurandovi solo il meglio della produzione.
Le etichette in carta vergata sono conosciute per essere estremamente resistenti, sia all’umidità che allo sporco. Possono essere ripulite facilmente, senza rischiare di rovinare la scritta stampata sulla loro superficie.
Di seguito, ecco la lista delle principali proprietà positive della carta vergata, caratteristiche interessanti che potrebbero spingervi a sceglierla al posto di altre qualità. La carta in questione è:
– Biodegradabile
– Resistente all’acqua e all’umidità
– Durevole
– Antistrappo
– Resistente alle basse temperature del frigorifero
– Dotata di un adesivo permanente
Le etichette adesive in carta vergata, quindi, sono vantaggiose sia per l’ambiente – in quanto biodegradabili – sia per i clienti, che si ritrovano un prodotto durevole e resistente all’usura.
Scegliere la carta vergata vi permette di ottenere un’assicurazione di qualità, soprattutto per i prodotti che sono destinati ad essere risposti in frigorifero o che possono “perdere qualche goccia”.
Su Etichette Sprint, potrete realizzare la vostra etichetta personalizzata in pochi e semplici passaggi, cercando di individuare il materiale migliore per il vostro prodotto di punta.
Tra tutti quelli disponibili, la carta vergata è sicuramente uno dei più vantaggiosi, oltre che elegante e bella da vedere.
Come anticipato, la carta vergata si adatta perfettamente al settore Food e Beverage, ovvero tutto ciò che riguarda cibo e bevande.
In particolare, parliamo d’un’etichetta indicata soprattutto per barattoli, lattine e bottiglie, sia in vetro che in plastica.
L’adesivo resistente può essere applicato su vari tipi di superficie, senza strapparsi e senza rovinarsi nel corso del tempo.
Se scegliete di realizzare un’etichetta in carta vergata per il vostro barattolo di miele, ad esempio, vi assicurerete che i residui appiccicosi di prodotto non rovinino mai la superficie dell’etichetta.
Lo stesso vale anche per il vino o la birra, dove le piccole gocce di condensa potrebbero arrivare a bagnare l’etichetta.
Questo settore, richiede grande attenzione anche per quello che riguarda la qualità di stampa. Le etichette dedicate al mondo del cibo devono riportare una serie di importanti informazioni, e devono renderle facilmente visibili per tutti i clienti.
Ingredienti utilizzati, data di scadenza, sigilli di qualità, sono tutti elementi che devono essere subito chiari ai consumatori.
La carta vergata, permette di ottenere una stampa nitida e precisa, facendo attenzione anche ai piccoli dettagli. Le sottili filigranature, trattengono l’inchiostro ed evitano la formazione di fastidiose sbavature. In questo modo, si ottiene un risultato elegante e preciso, adatto al mondo dell’etichettatura alimentare.
Ciò non toglie, che la carta vergata può essere utilizzata per altre tipologie di etichette, che non riguardano necessariamente gli alimenti.
In linea generale, è perfetta per i prodotti che richiedono resistenza e durabilità, dove l’etichetta non deve essere immediatamente cancellata non appena rientrati a casa.
Oltre che per la sua rinomata resistenza, l’etichetta in carta vergata merita di essere scelta per il suo essere biodegradabile.
Non capita spesso, infatti, di riuscire a trovare un prodotto rispettoso dell’ambiente ma ugualmente resistente e durevole.
Nel periodo delicato che stiamo vivendo, prendersi cura dei bisogni dell’ambiente è più che importante. Se riusciamo ad unire sostenibilità ambientale e sicurezza per i clienti, il risultato non può che essere positivo.
Va poi aggiunto, che la carta vergata permette di ottenere un effetto finale elegante e molto bene rifinito. In base alle richieste, è possibile aggiungere una serie di finiture specifiche, che hanno lo scopo di nobilitare ulteriormente la carta.
Le etichette dei vini, conosciute per la loro innegabile eleganza, vengono spesso realizzate in carta vergata, così da ottenere l’effetto raffinato di cui hanno bisogno per attirare i clienti.
Tutte le etichette, possono essere nobilitate grazie all’aggiunta di specifici particolari. Lavorazioni apposite come la stampa a caldo o il rilievo a secco, permettono di dare nuova vita all’etichetta e di catturare l’attenzione dei clienti.
Attraverso le finiture, l’etichetta viene dotata di elementi attrattivi unici, che la differenziano da tutte le altre. Particolari effetti di luce, sfumature insolite, scritte leggermente brillantinate, fanno “emergere” il vostro prodotto quando viene posizionato sugli scaffali.
Nel mondo del marketing e della comunicazione, si parla spesso della “differenziazione”, che è alla base della brand identity.
Per fare in modo che i clienti riconoscano il vostro prodotto e ne restino affascinati, è importante trovare un elemento distintivo, qualcosa di veramente unico.
Nella vendita di prodotti etichettati, tutto parte della presentazione e dal fattore estetico. Sfruttare tutti i vantaggi della stampa e le tipologie di carta giuste, è sicuramente un buon punto di partenza.
E’ chiaro che la magia non sta tutta nell’estetica, ma oggi possiamo tranquillamente dire che gioca un ruolo fondamentale.
Per le etichette – alimentari e non – la carta vergata resta un’ottima scelta, in linea con i tempi e con le richieste dei clienti.
E’ meglio stampare le proprie etichette su carta lucida o opaca? Quali sono le differenze tra queste due tipologie di rifinitura?
L’etichetta è il primo elemento identificato di un prodotto, la prima cosa su cui cade lo sguardo del consumatore, il primo elemento a cui bisogna prestare massima attenzione.
Scegliere quale tipo di carta utilizzare per la realizzazione di una perfetta etichetta adesiva, potrebbe non essere così facile all’inizio.
Chi non conosce questo mondo e non sa quali sono le differenze tra una tipologia ed un’altra, potrebbe non sapere da che parte iniziare.
Per questo, oggi scopriamo insieme quali sono le differenze tra le etichette su carta lucida e le etichette su carta opaca.
Vi mostreremo le caratteristiche principali delle due carte e quali sono i prodotti per cui vengono utilizzate maggiormente. In questo modo, potrete selezionare l’opzione più giusta per voi e imparare ad attrarre nuovi clienti.
Ricordate, un’etichetta ben realizzata aiuta a valorizzare il proprio prodotto e catturare l’attenzione di nuovi potenziali acquirenti.
Prima di soffermarci sull’analisi delle differenze tra carta lucida e carta opaca, cerchiamo di capire come si arriva a questo tipo di produzione.
Da che cosa si parte per realizzare un etichetta adesiva, resistente e funzionale?
Si parte sempre dal materiale, che nella maggior parte dei casi è sintetico. Polipropilene e poliestere sono i due materiali più utilizzati per la produzione di etichette, proprio perché resistenti all’usura e al tempo.
Il polipropilene, in particolare, si adatta perfettamente al mondo dell’industria cosmetica ed alimentare. Essendo molto versatile, riesce a resistere all’umidità, all’acqua ed alle basse temperature del frigorifero, senza rovinarsi o rompersi.
Nella fase finale della produzione, il materiale fine sottoposto ad un determinato processo di rifinitura.
In base al processo scelto, si parla di carta lucida o carta opaca. Entrambe le tipologie, quindi, fanno affidamento allo stesso materiale di partenza, che viene semplicemente trattato in modo diverso.
La carta con rifinitura opaca è meno sensibile alla luce, e consenta una pigmentazione ottimale dei colori di stampa. La carta lucida, invece, reagisce alla luce esterna e risulta più brillante e vivace.
Nel mondo dell’etichettatura si utilizzano molto entrambe, anche se i clienti tendono ad avere delle preferenze in riferimento al prodotto scelto.
Le etichette su carta opaca sono caratterizzate da una “finitura velata”. Ciò significa, che i colori appaiono nel loro stato naturale, chiari e nitidi esattamente come richiesto dal cliente.
Il rivestimento opaco, a differenza di quello lucido, non è rilucente o abbagliante, ma delicato e leggero. Le informazioni stampate sono così facilmente visibili per tutti gli utenti, anche i più piccoli.
Il risultato di stampa è molto efficace, soprattutto per i prodotti che hanno bisogno di tante descrizioni in poco spazio. Dall’aspetto elegante e moderno, la carta opaca ha un grande successo nelle aziende giovani, che cercano colori brillanti e vividi. Le etichette stampate su carta opaca trasmettono sicurezza, affidabilità e attenzione all’ambiente. Non a caso, vengono scelte per la maggior parte dei prodotti biologici, che cercano di focalizzare l’attenzione dei clienti sui bisogni dell’ambiente.
Come abbiamo appena visto, le etichette su carta opaca vengono spesso associate a prodotti biologici o prodotti destinati alla cura del corpo.
Il loro aspetto naturale, che si contrappone alla lucentezza artificiale delle etichette lucide, riesce ad ingannare la mente dei consumatori e spingerli all’acquisto con maggiore facilità.
Di seguito, vi lasciamo una lista dei prodotti che scelgono spesso di utilizzare le etichette su carta opaca, così da farvi un’idea più chiara delle differenze:
– Vini, birre e spumanti
– Barattoli di miele, soprattutto se parliamo di miele biologico
– Saponi e creme per il corpo
– Olio, soprattuto se biologico
– Prodotti panetteria
Rispetto alle etichette su carta opaca, la controparte lucida è più richiesta per i prodotti dalle confezioni piccole ma compresse.
Lì dove ci sono informazioni con caratteri molto piccoli e ad alta risoluzione, conviene scegliere la stampa lucida, così da far risaltare il tutto.
L’elemento distintivo delle etichette su carta lucida è l’elevato contrasto di stampa. Se cercate un modo per catturare l’attenzione degli utenti e farli concentrare su un elemento specifico, questo è lo stile di stampa su cui dovete puntare.
La carta lucida si adatta facilmente a diverse tipologie di prodotti, che appartengono soprattutto al mondo della cosmetica e dell’alimentare.
Invece di parlare di prodotti biologici – come abbiamo fatto con la carta opaca – qui parliamo di “prodotti proibiti”, quelli che dovremmo acquistare con una certa attenzione.
Le etichette delle bevande, così come quelle dei biscotti e delle creme spalmabili, sono quasi sempre lucide. Un altro esempio abbastanza comune, è quello dei bollini delle offerte speciali, che sono sempre stampati su carta lucida.
Questo perché devono riuscire a catturare l’attenzione e attivare la nostra curiosità, invece di attivare il senso di affidabilità come fanno quelle su carta opaca.
La differenza sta tutta nel tipo di pubblico a cui ci si affida, alle sue tendenza d’acquisto e alle sue preferenze.
Come abbiamo fatto per le etichette su carta opaca, scopriamo insieme quali sono le applicazioni principali per le etichette su carta lucida.
In questo modo, potrete visualizzare subito le differenze e i diversi pubblici di riferimento dell’industria.
Ecco quindi la lista dei prodotti più comuni, per cui si tende ad utilizzare etichette su carta lucida:
– Bevande zuccherate e non
– Bevande alcoliche
– Prodotti di pasticceria
– Prodotti cosmetici (smalti, rossetti, ecc)
– Profumi
Concludiamo il discorso parlando delle “etichette trasparenti”, che possono essere definite come un interessante incrocio tra opaco e lucido.
L’assenza dello sfondo permette di illuminare ancora di più le scritte e le varie informazioni, che catturano l’attenzione dell’utente e lo spingono a completare l’acquisto e dare fiducia all’impresa.
Sempre più persone scelgono di utilizzare questo tipo di etichette, proprio perché attratti dalla possibilità di ottenere nuovi clienti.
Permettere agli utenti di intravedere il prodotto prima ancora di portarlo a casa, è un ottimo modo per avvicinarli e portarli ad acquistare.
Le etichette per cosmetici, dedicate al mondo del beauty e della personal care, devono rispettare determinate regole e indicazioni.
Quando si parla di cosmesi, l’attenzione all’estetica del prodotto non è mai troppa. L’etichetta ha il compito di presentare il prodotto, di chiarirne le caratteristiche distintive al cliente e spingerlo all’acquisto.
In questi casi, è necessario realizzare un’etichetta perfettamente equilibrata, dove tutti gli elementi inseriti risultano facilmente visibili.
La carta di stampa scelta in fase di realizzazione, diventa quindi fondamentale per ottenere un risultato positivo e soddisfacente. Attualmente, esistono decine di carte diverse destinate al mondo dell’etichettatura adesiva, ma solo alcune rispondono alle necessità delle etichette per cosmetici.
Oggi, scopriremo insieme quali sono le carte consigliate per la realizzazione di etichette adesive per cosmetici, oltre a definirne le caratteristiche principali. Vi spiegheremo quali sono le differenze, i vantaggi e i punti critici, così potrete scegliere la carta che meglio si adatta alle vostre necessità specifiche.
Iniziamo quindi questo viaggio nell’etichettatura, concentrandoci sui cosmetici e sui loro bisogni.
Rispetto a tante altre categorie di prodotti, i cosmetici richiedono particolare attenzione all’uso del materiale di etichettatura.
Come è facile intuire, questi materiali – la carta di stampa – devono essere in grado di resistere ad acqua, olio, e tutti gli altri ingredienti utilizzati all’interno del prodotto.
Anche se entrano in contatto con eventuali liquidi, le etichette devono mantenere intatta la loro leggibilità e adesività, senza rischiare di rovinarsi.
La confezione deve consentire ai clienti di avere continuo accesso alla lista di ingredienti e alle specifiche del prodotto. Non è possibile rischiare una resistenza temporanea, ma bisogna fare in modo che l’etichetta duri il più a lungo possibile.
Per ottenere questo risultato, è necessario selezionare una carta di stampa adeguatamente resistente, impermeabile e versatile. Allo stesso modo, l’adesivo dell’etichetta deve sapersi adattare alle diverse forme delle confezioni, senza staccarsi intorno ai bordi.
Per aiutarvi a trovare la qualità di carta ideale per le vostre etichette per cosmetici, abbiamo preparato una lista dei materiali più indicati, che sembrano adeguarsi alle necessità di diversi tipi di prodotto.
Su Etichette Sprint, potrete dedicare del tempo alla realizzazione della vostra etichetta adesiva personalizzata. Troverete diverse tipologie di carta, così da adattare l’etichetta alle vostra necessità specifiche e a quelle dei vostri clienti. Buona fortuna!
Passiamo quindi a parlare delle differenti tipologie di carta e ai vantaggi connessi a ciascun gruppo. Ci concentreremo sugli aspetti positivi e su quelli negativi, così sarete pronti al momento della scelta e non avrete più nessun tipo di dubbio.
Un consiglio, è comunque quello di prenotare tipi diversi di etichette adesive, così da toccare con mano la differenza e il livello di adattabilità al prodotto.
Dotarsi di alternative è sempre la scelta migliore, soprattutto quando si parla di comunicazione con il cliente; meglio assicurarsi di aver preso la decisione giusta.
La prima tipologia di carta, la carta bianca non patinata, rientra tra le più richieste in assoluto.
Come ci anticipa il nome, parliamo di una carta dalla tonalità bianco accesso, che permette di leggere immediatamente le diverse descrizioni dei prodotti.
Si utilizza principalmente per i prodotti legati al mondo del make-up, e non tanto per quelli che richiedono un contatto continuo con acqua o ghiaccio.
La carta non patinata, infatti, non resiste perfettamente alla refrigerazione e all’umidità, e potrebbe scolorirsi con il tempo.
A livello psicologico, l’impatto dei clienti è sempre molto positivo. La carta bianca trasmette naturalezza e genuinità, ed è un ottimo indicatore di fiducia.
Non a caso, viene scelta dai produttori che utilizzano solo ingredienti biologici, nel pieno rispetto dell’ambiente.
Dalla carta bianca non patinata, passiamo alla sua controparte patinata. La differenzia sostanziale risiede nel livello di lucentezza della carta, che qui è più accentuato.
La stampa risulta immediatamente brillante, ed è adatta a chi cerca un design moderno ma comunque d’impatto.
La si utilizza soprattutto nel mondo della cosmesi artigianale perché, come la carta bianca non patinata, trasmette sicurezza e affidabilità.
Valgono comunque le stesse problematiche legate alla lunga esposizione all’acqua e all’umidità, per cui conviene prestare massima attenzione.
Passiamo quindi ad un’altra tipologia di carta, anche qui molto utilizzata nel mondo dell’etichettatura adesiva.
Le etichette in polipropilene sono sempre molto richieste, data la loro incredibile capacità adattiva. Essendo un materiale versatile, il polipropilene può facilmente essere utilizzato per la realizzazione di etichette di vario tipo, da attaccare su bottiglie e flaconi dei vostri prodotti cosmetici.
Rispetto alla carta patinata, risulta resistente all’acqua e all’umidità. Può tranquillamente resistere anche al frigorifero, o all’esposizione a determinati oli.
Per questo motivo, la consigliamo nel caso di prodotti che possono “perdere”, dove l’etichetta deve resistere alla pulizia del consumatore.
L’effetto di stampa e simile a quello della carta patinata, con colori accessi e brillanti, in grado di riflettere la luce.
Il polipropilene lucido è disponibile in diverse colorazioni, anche se i colori più gettonati restano il bianco e l’argento.
Così come il polipropilene lucido, anche il trasparente è conosciuto per la sua versatilità. Nell’ultimo periodo, il numero di etichette trasparenti è aumentato significativamente, soprattutto nel settore cosmetico.
La possibilità di intravedere il prodotto al di là dell’etichetta, costituisce un grande vantaggio, oltre che un elemento attrattivo per i consumatori.
In questi casi, bisogna fare attenzione alla posizione dell’etichetta, facendo in modo che le informazioni presentate siano comunque facilmente visibili.
A livello estetico, è chiaro che le etichette in polipropilene trasparente hanno un forte impatto per la clientela. I colori vengono accentuati dall’assenza dello sfondo, che permette di focalizzarsi esclusivamente sulle informazioni riportate.
Terminiamo con la carta adesiva lucida, disponibile in tantissime colorazioni differenti. Nella maggior parte dei casi, viene utilizzata per l’etichettatura di prodotti di lusso, che vogliono trasmettere autorità e sicurezza.
Tuttavia, la si vede applicata anche in ambienti meno statici, per prodotti cosmetici di tutti i tipi.
A livello di risultato finale, ricorda sicuramente la carta patinata, con una maggiore concentrazione del colore ed una risposta più rapida ai cambiamenti della luce.
Quello che è certo, è che questo tipo di etichettatura riesce a lasciare il segno e imprimersi nella memoria dei clienti.
Gli esperti di marketing e comunicazione, riconosco il potere di un’etichetta ben realizzata. Più le informazioni risultano chiare e leggibili, più gli elementi decorativi sono evidenti, più è semplice riuscire ad attirare l’attenzione dei propri clienti.
Gli utenti moderni sono abituati ad enormi quantitativi di prodotti, sono abituati a compiere scelte basate anche sull’estetica.
La stampa a caldo, una tecnica di stampa per etichette particolarmente interessante, potrebbe essere la chiave per catturare lo sguardo dei clienti.
La stampa a caldo fa affidamento ad alcuni elementi fondamentali, necessari affinché i colori risultino decisamente più brillanti. Attraverso tecniche specifiche, le etichette stampate a caldo riescono a risultare percepibili anche al tatto, quasi fossero in rilievo.
Questa particolarità, permette sicuramente di distinguersi dalla media generale e guadagnarsi il favore dei futuri acquirenti.
Vediamo insieme cosa si intende esattamente per stampa a caldo, com’è nato questo metodo di produzione e quando si utilizza.
In questo modo, scoprirete come adattarlo ai vostri prodotti, valorizzandoli correttamente e come meritano. Iniziamo!
La stampa a caldo, conosciuta anche come “hot foil” o “foil a caldo”, rientra tra le principali nobilitazioni delle etichette.
In Italiano, nobilitare significa arricchire con elementi pregiati, cambiare l’aspetto di un elemento per trasformarlo in una versione migliore e “pregiata”.
La stampa a caldo fa esattamente questo, nobilita l’etichetta e la rende più viva e apprezzabile – sia al tatto che alla vista.
L’utilizzo di questa tecnica di stampa, permette di ottenere una lunga serie di effetti diversi, che cambiano in relazione al tipo di lamina utilizzato. Nei prossimi paragrafi, ci soffermeremo sulla tecnica di realizzazione della stampa a caldo, e sui singoli passaggi necessari alla produzione. Vedremo quindi quali sono gli effetti e le lamine coinvolte.
In linea generale, la stampa a caldo permette di realizzare etichette adesive di qualità superiore alla media. Qualunque sia il metodo scelto, riuscirete ad ottenere un prodotto finale degno di nota, ricco di particolari ed elementi attrattivi.
L’origine ufficiale della stampa a caldo è associata alla figura di Ernest Oeser, un famoso inventore tedesco. Nel 1892, Oeser fu il primo ad ottenere il brevetto per un macchinario adatto alla stampa a caldo, iniziando la sua personalissima produzione.
La diffusione di questa tecnica ebbe inizio negli anni ’50, fino a diventare estremamente popolare negli anni ’70.
Ad oggi, molti elementi sono stati modificati e velocizzati, ma l’effetto è rimasto invariato: una stampa elegante e luminosa, che conferisce bellezza a tutto il foglio.
Ideologicamente, invece, la storia della stampa a caldo è associata all’antica arte della doratura.
Nell’antichità, non era insoluto sfruttare sottili fogli d’oro per impreziosire oggetti e elementi d’arredo. I primi manoscritti, sfruttavano l’oro per la realizzazione di dettagli e miniature per le copertine dei singoli libri.
Oggi, non utilizziamo più i fogli d’oro – eccessivamente costosi – ma materiali più economici che permettono di ottenere un effetto molto simile, ugualmente luminoso e particolare.
Il processo di realizzazione della stampa a caldo fa affidamento a tecniche di pressatura e calore (come si intuisce facilmente da nome).
In breve, una determinata immagine viene trasferita da una pellicola ad una superficie – l’etichetta – grazie all’aiuto di una pressa riscaldata. L’immagine da riprodurre è stata precedentemente incisa sulla pressa, così da ottenere una perfetta riproduzione di stampa.
L’intero processo, è adatto a qualsiasi tipo di superficie. Dal vetro alla carta, la stampa a caldo può essere utilizzata per personalizzare elementi anche molto diversi tra loro.
Le etichette rientrano sicuramente tra le superfici più scelte, dove l’effetto della stampa è evidente e di facile realizzazione.
Le lamine che consentono il trasferimento dell’immagine, sono spesso disponibili in diverse qualità. Le classiche lamine metallizzate sono sicuramente le più usate, ma sono presenti anche lamine opache, perlate, olografiche o brillantinate.
Si ha quindi la possibilità di selezionare il metodo preferito, optando per soluzioni funzionali ma particolari.
Uno dei vantaggi principali della stampa a caldo, riguarda sicuramente l’alto livello di personalizzazione e la qualità di stampa.
L’immagine viene riprodotta fedelmente ed è leggermente in risalto, così da attirare subito l’attenzione dei consumatori.
L’effetto luminoso conferisce eleganza e raffinatezza, tanto da valorizzare e nobilitare anche lo stesso prodotto.
Non a caso, la stampa a caldo per etichette è spesso scelta per la realizzazione di etichette da vino, che hanno bisogno di un certo tipo di eleganza.
Le informazioni principali vengono riportate con chiarezza e il risultato finale è senz’altro soddisfacente. Chi cerca un metodo per migliorare l’aspetto generale del proprio prodotto, potrebbe trovare nella stampa a caldo un fedele alleato.
L’unico elemento critico che sentiamo di citare, è la difficoltà nella creazione di sfumature o dettagli eccessivamente piccoli. Affidandosi ad una pressa e dovendo incidere l’immagine in precedenza, la stampa a caldo non riesce a riportare sfumature troppo complesse o elementi troppi piccoli.
Tuttavia, l’effetto finale sarà in grado di farvi dimenticare qualsiasi dettaglio mancante.
Concludiamo la nostra guida alla scoperta della stampa a caldo, indicando i principali prodotti di produzione. Cerchiamo di capire quali sono gli oggetti su cui è possibile stampare a caldo e quali sono i vantaggi associati.
Un packaging realizzato con stampa a caldo è sempre una scelta interessante per i vostri prodotti. La scatola esterna, il primo elemento attrattivo per il clienti, può aiutarvi ad ottenere più acquirenti del previsto.
Lo stesso vale anche per le etichette, che possono facilmente essere realizzate tramite la tecnica della stampa a caldo.
Etichettesprint utilizza invece per la sovrastampa di oro e argento una recentissima tecnologia a toner microfine con pagliuzze metalliche che, pur non garantendo la stessa lucentezza della lamina a caldo, permette di nobilitare anche piccole tirature e a costi molto più contenuti della stampa a caldo.
Progettare un’etichetta per birra ci permette di dare libero sfogo alla nostra creatività. In base al gusto e all’intensità del sapore della birra, possiamo osare con etichette eccentriche e divertenti.
Una volta inseriti gli elementi fondamentali, le informazioni obbligatorie che devono essere necessariamente aggiunte in base alle normative, possiamo spaziare quanto vogliamo.
Oggi, scopriremo insieme tutto quello che c’è da sapere sulla normative delle etichette per birra, così potrete progettare l’opzione perfetta per il vostro prodotto. L’etichetta aiuta i consumatori a conoscere i punti di forza della bevande e, allo stesso tempo, tutela i singoli venditori.
Rispettando le normative e seguendo le indicazioni successive, vi assicurerete un risultato funzionale e del tutto in linea con le aspettative.
Se volete dare un nuovo volto alla vostra birra, questo è il giusto elemento di partenza.
La maggior parte delle birre vengono servite in versione “ghiacciata”. Le basse temperature tipiche del frigorifero e la condensa che scivola sulla bottiglia, rendono necessaria la scelta di un’etichetta sufficientemente resistente.
Su Etichette Sprint, troverete i materiali più adatti a soddisfare i vostri bisogni di sicurezza. Un’etichettatura adesiva, resistente ed impermeabile è la scelta migliore per la birra, capace di rimanere intatta nel corso del tempo.
Allo stesso modo, vi consigliano di prestare particolare attenzione alla grandezza delle singole scritte, che devono risultare facilmente leggibili agli occhi dei consumatori.
E’ bene ricordarsi di non sovrapporre gli elementi grafici dell’etichetta alle informazioni scritte, così da non creare confusione.
Le normative si concentrano anche sul livello di leggibilità delle etichette, che devono essere di facile intuizione per tutti i possibili clienti.
Iniziamo la nostra guida alla scoperta della perfetta etichetta per birra inserendo la lista delle indicazioni obbligatorie, che è assolutamente necessario riportare.
Ricordate di renderle facilmente visibili, mettendo a disposizione dei consumatori tutte le informazioni di cui potrebbero aver bisogno per decidere se acquistare o meno il vostro prodotto. L’etichetta può trasformarsi in un grande alleato, nell’elemento chiave che aumenta le vendite.
– Denominazione del prodotto
– Quantità netta del prodotto
– Termine minimo di consumazione
– Condizioni di conservazione
– Elenco degli ingredienti
– Nome e indirizzo dello stabilimento di produzione
Proseguiremo con l’analisi dettagliata delle singole informazioni, così da prepararvi ad ogni tipo di situazione e prevenire possibili errori. Iniziamo!
La legge n.1354/1962, “disciplina igienica della produzione e del commercio della birra”, impone l’inserimento della corretta denominazione sull’etichetta della vostra birra.
Di seguito, riportiamo le varie denominazioni in base alle caratteristiche della birra:
– Birra Analcolica
prodotto con grado Plato non inferiore a 3 e non superiore a 8, e con gradazione alcolica non superiore a 1,2%;
– Birra Leggera (o Birra Light)
prodotto con grado Plato non inferiore a 5 e non superiore a 10,5, e con trazione alcolica non superiore a 3,5%;
– Birra
prodotto con grado Plato superiore a 10,5 e con gradazione alcolica superiore a 3,5%;
– Birra Speciale
prodotto con grado Plato non inferiore a 12,5;
– Birra Doppio Malto
prodotto con grado Plato non inferiore a 14,5;
– Birra con aggiunta di aromi
quando alla birra vengono aggiunti aromi, frutta o altri alimenti, è necessario riportarli dopo la denominazione classica “birra” (es. birra al lampone).
*il grado Plato (°P) è un’unità di misura particolarmente utilizzata nel mondo della birra, ed indica la densità della soluzione.
L’elenco degli b permette ai consumatori di identificare immediatamente eventuali “ n” (alimenti a cui potrebbero essere allergici), rispettando la loro salute e la loro sicurezza.
Secondo la normativa, gli ingredienti vanno inseriti in ordine decrescente di peso e senza eccezioni. Allo stesso modo, gli allergeni vanno inseriti subito dopo gli ingredienti e messi in grassetto per attirare subito l’attenzione (es. “contiene glutine”).
Gli elementi caratterizzanti, utilizzati nella produzione di specifiche birre, vanno riportati nell’elenco degli ingredienti sulla percentuale del prodotto.
Sull’etichetta vanno inseriti anche il termine minimo di conservazione (TMC) e le condizioni di conservazione.
Il TMC indica la data entro cui il prodotto mantiene stabili le sue caratteristiche. Per indicarlo, si utilizza la denominazione “da consumarsi preferibilmente entro…” oppure “da consumarsi entro…”.
Entrambe le denominazioni sono seguite dal mese e dall’anno di consumazione ultima.
Le condizioni di conservazione e/o le condizioni d’impiego, devono essere inserite per prevenire eventuali alterazioni del prodotto.
Hanno uno scopo protettivo di natura igienico sanitaria, e tutelano il produttore in caso di incidenti o problemi di vario tipo.
Proseguiamo con un altro elemento fondamentale, che riguarda la sede della produzione e del confezionamento.
Sull’etichetta, va riportato l’indirizzo dello stabilimento di produzione e la sua località di riferimento. Lo stesso vale anche per la sede del confezionamento – qualora fosse diversa.
Oltre all’indirizzo della sede di produzione, bisogna inserire anche “il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare (OSA) responsabile delle informazioni sugli alimenti”
In altre parole, bisogna riportare il nome dell’operatore con il cui nome (o ragione sociale) è commercializzato il prodotto. Il soggetto che compare sull’etichetta, è responsabile delle informazioni di etichettatura anche se non è il produttore o il confezionatore.
Terminiamo la nostra guida alla scoperta della perfetta etichetta per birra, citando la cosiddetta “etichetta ambientale”. Parliamo di un’introduzione abbastanza recente, regolata dal decreto legislativo del 3 Settembre 2020, n. 116.
In base a quanto riportato sul decreto, il responsabile dell’imballaggio è tenuto a riportare sull’etichetta il tipo di materiale utilizzato. I consumatori vengono così informati sia sugli ingredienti del prodotto, sia suoi materiali che compongono l’involucro esterno.
L’obbiettivo, è quello di rendere imprese e consumatori più attenti al problema della sostenibilità ambientale e molto più consapevoli.
In favore di quanto detto, i responsabili dell’imballaggio – che inseriscono le informazioni per l’etichettatura ambientale – devono aggiungere anche tutte le indicazioni per la corretta raccolta differenziata.
I consumatori devono essere informati su come dividere i singoli componenti della confezione e riciclarli nel modo corretto.
Secondo quanto si legge nel decreto, l’etichettatura ambientale diventerà obbligatoria in tutti i settori a partire dal 1 Luglio 2022.
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